Sopravvissuti: “No a soldi tedeschi per memoriale Padule”

29 agosto 2019 | 14:05
Share0
Sopravvissuti: “No a soldi tedeschi per memoriale Padule”

Una lettera aperta per dire no al restauro del monumento che ricorda la strage del Padule di Fucecchio con finanziamenti tedeschi, a due giorni dall’inaugurazione – in programma per sabato (1 settembre) alle 9. È quella che è arrivata, per conoscenza, anche sul tavolo del primo cittadino di Fucecchio e indirizzata al sindaco di Larciano da parte di un gruppo di persone sopravvissute proprio alle tragedia del 23 agosto 1944 e a altre stragi toscane operate dai nazifascisti. “In questi episodi di immane violenza – scrivono – abbiamo perduto chi il padre, chi la madre, chi altri componenti la sua famiglia. Siamo rimasti senza le nostre case, ridotti a vivere nella miseria e nelle più grandi privazioni. La nostra vita è stata stravolta per sempre”.

Una presentazione forte, alla quale segue un’argomentata richiesta di presa di distanza da quelle che saranno le celebrazioni ufficiali. “Da quanto abbiamo appreso, ci risulta che il monumento intitolato ‘Lo stupore’, che l’artista Gino Terreni ha scolpito per ricordare la strage, viene restaurato con il denaro della Germania. Esso rappresenta per noi uno dei luoghi nei quali sentiamo con maggior vigore la presenza dello spirito delle nostre vittime e nel quale viene rappresentato il significato del loro sacrificio; è stato eretto perché possa costituire un luogo di riflessione sulla guerra e le sue atrocità e il rifiuto totale del nazifascismo. Per queste ragioni – spiega il gruppo – riteniamo che la manutenzione di tale opera doveva essere sostenuta dalla nostra comunità, quale tributo alle persone che sono morte ed ai sopravvissuti che hanno sofferto tutta la vita per le violenze subite”. “Il nostro atteggiamento – continua – non nasce da un desiderio di vendetta nei confronti della Germania, ma da fatti ben precisi che qui, in parte, esponiamo brevemente. In primis, la Germania si rifiuta di rendere esecutive le sentenze pronunciate dai tribunali italiani nei processi per le stragi nazifasciste. Si tratta di provvedimenti emessi dai tribunali militari italiani nei confronti di criminali responsabili dei peggiori crimini: crimini di guerra, crimini contro l’umanità, violenza gratuita e assolutamente spropositata contro popolazioni e persone inermi. Nei pochi processi per strage che si è riusciti a celebrare (poche decine a fronte di quasi 6mila episodi di strage) nei confronti dei criminali condannati – evidenzia il gruppo – non è stata concessa né l’estradizione in Italia, né l’esecuzione della pena in Germania. Il risultato, cercato ed ottenuto, è stato che costoro, invece di finire in prigione, sono stati lasciati liberi di vivere tranquillamente come se non avessero da scontare nessuna condanna”. “Addirittura, nel caso dell’ex sergente Wilhelm Kusturer, condannato definitivamente all’ergastolo per le stragi di San Terenzo e Vinca e per l’eccidio di Marzabotto, era stato emesso un mandato di cattura europeo, ma la procura Generale di Karlsruhe ha rifiutato l’estradizione, anzi egli è stato addirittura insignito di una onorificenza in Germania per il suo ‘impegno civile’, onorificenza che egli stesso, dopo alcuni mesi, in seguito alle proteste dei familiari delle vittime, ha restituito”. “Nel 2017 – ricorda il gruppo – il sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, scrive: ‘La giustizia tedesca ha attivato una protezione antistorica di questi criminali’, ed inoltre ‘in difesa dei criminali, la giustizia tedesca ha adoperato cavilli e controcavilli’ e ‘perizie troppo di parte e lacunose’. ‘Facciamo fatica a rassegnarci a questa giustizia che vuole occultare, o peggio, riscrivere la storia’. Delle tre cose che la giustizia tedesca avrebbe potuto fare nei confronti dei criminali condannati: estradarli in Italia perché scontino la pena; far loro scontare la pena in Germania; processarli per conto proprio (per condannarli e non assolverli), non ne ha fatta neanche una. Semplicemente ha reso impuniti i criminali nazisti processati in Italia e condannati all’ergastolo”. “Tutto questo – continua l’argomentazione del gruppo – non è dovuto alla Germania hitleriana, ma a quella odierna che, mentre si presta a sovvenzionare, con poca spesa, opere, come questa del Padule, vantaggiose per la creazione di una sua immagine virtuosa, si rifiuta ostinatamente di dare esecuzione alle pene inflitte ai criminali nazisti. La Germania si rifiuta, inoltre, di risarcire i familiari delle vittime di stragi o, comunque, di atti di violenza nazista. I risarcimenti richiesti, con processi civili, dai familiari delle vittime, hanno un duplice aspetto. Sono anzitutto un risarcimento in termini economici per i danni subiti da persone che hanno avuto la loro vita disastrata dalla violenza omicida delle truppe naziste. La Corte Costituzionale italiana, con la storica sentenza del 22 ottobre 2014, superando la precedente sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja del 2012, ha riconosciuto il diritto di chi è stato vittima della violenza nazista, di ottenere un risarcimento adeguato. Inoltre, i risarcimenti vengono stabiliti con sentenza da un tribunale italiano, che svolge il suo ruolo con rigore e correttezza, pertanto devono essere resi esecutivi, come esecutive devono essere le sentenze di uno stato sovrano quale è l’Italia. La non esecutività dei risarcimenti, al pari della non esecutività delle pene detentive, è un altro modo per rendere i processi per gli atti di violenza nazista, procedimenti che non giungono a fare giustizia, disconoscendo in tal modo l’autorevolezza dei tribunali italiani”. “I nostri processi sono trasformati in qualcosa che non è più un atto di giustizia e, alle vittime del nazismo, non viene resa giustizia. La corresponsione dei risarcimenti ha un gran significato morale e simbolico, perché rappresenta il riconoscimento del valore della vita delle persone al di sopra delle guerre e della ragion di stato. Per tutte queste ragioni riteniamo del tutto ingiustificato ed inaccettabile, utilizzare sovvenzioni dalla Germania, al fine di effettuare operazioni di manutenzione di un monumento che rappresenta l’essenza stessa dell’eccidio del Padule di Fucecchio: lo stupore per l’inaudita violenza perpetrata su civili inermi”. “La Germania sarà sicuramente presente all’inaugurazione – conclude il gruppo – e verranno espressi i migliori sentimenti di rifiuto della guerra, delle stragi, della violenza, ma tutto ciò contrasta con la realtà e i comportamenti che essa mette in pratica. Per tutto quanto sopra argomentato, quali vittime delle stragi del Padule di Fucecchio e di altri luoghi della Toscana, protestiamo per il comportamento acritico tenuto da codesta amministrazione e chiediamo che della nostra posizione si faccia menzione durante le celebrazioni ufficiali”. La nota è stata firmata da Vittoria Tognozzi, Tosca Lepori, Oriano Barni, Antonio Cavallini, Andrea Parlanti, in qualità di sopravvissuti e familiari di vittime della strage del Padule di Fucecchio del 23 agosto 1944, e da Lido Lazzerini, sopravvissuto e figlio di vittima della strage del 4 – 5 maggio 1944 di Mommio (Fivizzano), coordinatore familiari delle vittime, che firma anche per altri coinvolti nella strage (Pietro Capelli, Lida Lazzerini).