Il 2023 del Cuoio: nella filiera contrazione del fatturato del 9%, utile netto dimezzato e aumento del carico fiscale

L’unico segnale positivo per la Camera di Commercio è il miglioramento dell’autonomia finanziaria, salita al 45,1%, che ha permesso di sostenere un incremento degli investimenti del 7%
Nel 2023, il valore della produzione di quattro importanti filiere industriali delle province di Pisa, Massa Carrara e Lucca – carta, cantieristica, lapideo e cuoio – ha raggiunto gli 11,7 miliardi di euro. Questo dato include non solo le attività produttive dirette, ma anche quelle collegate, come la commercializzazione, la produzione di macchinari specializzati e il settore estrattivo. Un risultato significativo, considerando che il valore complessivo generato da tutti i settori delle tre province ammonta a 39,9 miliardi di euro.
L’importanza delle filiere si evidenzia ulteriormente considerando l’utile di esercizio, che complessivamente è stato di 830 milioni di euro: il 40% del risultato netto delle tre province. L’analisi, basata sui bilanci depositati e compresenti nel 2022 e 2023, è stata condotta dall’Istituto di Studi e Ricerche (ISR) e dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio della Toscana Nord Ovest.
La cantieristica, attiva in tutte e tre le province, si conferma il settore più dinamico grazie a un mercato vivace e alla forte capacità di innovazione. La filiera della carta e cartone di Lucca ha registrato una solida redditività e margini elevati, nonostante le difficoltà sui mercati internazionali. Più complesso lo scenario per il lapideo di Massa Carrara e Lucca, penalizzato dal calo della domanda estera, mentre la filiera del cuoio santacrocese affronta un contesto di mercato sfavorevole e un forte incremento degli oneri finanziari.
“Questa analisi è la prima dedicata alle principali filiere economiche del nostro territorio e rappresenta uno strumento prezioso per comprendere le dinamiche produttive locali – afferma Valter Tamburini, presidente della Camera di Commercio Toscana Nord Ovest -. I dati confermano il ruolo trainante della cantieristica e del cartario, ma mettono in luce anche le difficoltà che stanno affrontando il lapideo e il cuoio. È essenziale monitorare da vicino l’evoluzione di questi settori e, come Camera di Commercio, continueremo a promuovere iniziative per sostenere l’innovazione, l’accesso ai mercati e la crescita sostenibile del nostro sistema produttivo”.
Nel dettaglio, la filiera della cantieristica ha registrato nel 2023 una crescita del fatturato medio per impresa del 24%, ben al di sopra di quello delle imprese dell’area (+2%). Il valore della produzione ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro, pari al 6,2% del totale delle tre province. La provincia di Lucca, con il distretto viareggino come centro nevralgico del settore, ha visto un aumento del giro d’affari medio per impresa del 27%, con un miglioramento significativo degli indicatori economici: il ritorno sugli investimenti (ROI) è salito dal 15,2% al 20% e il cash flow sui ricavi è passato dal 13,9% al 16,3%, segnalando un’ottima capacità reddituale e finanziaria. Anche Massa Carrara ha registrato una crescita del 19% nel fatturato medio per azienda, con un utile di esercizio pari al 9,2% dei ricavi e una patrimonializzazione che ha raggiunto il 35,5%: un valore decisamente superiore alla media del settore degli altri territori. Diversamente, la filiera pisana ha subito un calo del fatturato medio del 15%, evidenziando fragilità sul piano reddituale, patrimoniale e finanziario. Complessivamente, l’utile netto della filiera nautica delle tre province è aumentato dal 5,3% all’8,8% dei ricavi, mentre il ROI ha raggiunto il 18,3%, rispetto al 14,1% del 2022. Anche l’autonomia finanziaria è migliorata, attestandosi al 23%, sostenendo una crescita degli investimenti per impresa del 13%.
La filiera delle pelli e del cuoio pisana ha registrato un valore della produzione di 2,3 miliardi di euro nel 2023 pari ad un’incidenza del 5,6% sulla produzione di tutte le tre province della Toscana Nord Ovest. L’anno è stato particolarmente difficile, con una contrazione del fatturato del 9%, in netto contrasto con la crescita media del 2% del totale delle imprese dell’area. Il valore aggiunto per impresa è sceso del 10%, nonostante un calo dei costi di produzione del 12%, segnale di una compressione dei margini operativi. L’utile netto si è dimezzato, attestandosi al 2,2% dei ricavi, penalizzato dall’aumento degli interessi passivi, che sono triplicati, raggiungendo il 27% del risultato ante oneri finanziari. A ciò si è aggiunto un incremento del carico fiscale, salito al 38,9% del risultato ante imposte (+10 punti percentuali rispetto al 2022). Anche il costo del lavoro ha registrato un peggioramento, con il Costo del Lavoro per Unità di Prodotto (CLUP) aumentato di 5 punti percentuali, arrivando al 62,3%. La liquidità della filiera conciaria ha subito una flessione, con il cash flow sceso al 7,5% dei ricavi e le disponibilità liquide medie per azienda in calo del 10%. L’unico segnale positivo è il miglioramento dell’autonomia finanziaria, salita al 45,1%, che ha permesso di sostenere un incremento degli investimenti del 7%.